Aperitivo Profumo Roma mercoledì 26 maggio 2021 Spazio Sensoriale

Pensiero leggero di un anno pesante

Eh si!

È passato già un anno da quando il virus c’ ha costretti in casa, in zona rossa, arancione, gialla.

E poi vabbè, la Sardegna che è bianca, beati loro, beato chi c’ ha casa in Sardegna, a prescindere.

Sarà un pensiero, il mio pensiero, di come ho visto e vissuto questo lungo anno, con qualche divagazione, purtroppo ho questo difetto. Parto con un discorso, poi mi vengono in mente altre cose, e parlo di quello, poi mi ricordo che forse non è il caso di mettere postille, e allora riprendo il discorso, ma è più forte di me.

Vabbè, in bocca al lupo per la lettura!

 

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Era il lontano, boooo, che giorno era?

Mi pare il 9/10 marzo, che hanno chiuso tutto.

L’ ultimo ricordo che ho di quei giorni, vissuti ancora nella normalità pre-lockdown, è di una serata con gli amici, come capitava praticamente ogni giorno, in qualche locale che frequentavamo abitualmente, a fare aperitivo, mangiando, chiacchierando, scherzando, ascoltando buona musica, ma distanziati e con la mascherina.

 

Eh si, perché c’ avevano detto:

 

mettetevi la mascherina, mi raccomando, che così il virus non si attacca.

Perfetto, mettiamoci sta mascherina, che poi alla fine, a tanti, sta mascherina, gli ha fatto pure un favore…

Quindi, poi, i giorni dopo, tutto chiuso, strade deserte, che per me che andavo a lavoro in presenza, è stata una salvata, senza traffico, che spettacolo…

Attaccavo alle 8, e uscivo di casa alle 7:45. Quando mai è successo, che a Roma potessi percorrere 10km in 15 minuti?

Di solito dovevo uscire di casa almeno 45 minuti prima, e puntualmente facevo tardi.

Quindi, dicevo, strade deserte, negozi, ristoranti e bar chiusi. E Dove me lo potevo andare  a prendere il caffè?

E niente, non te lo prendi, stiamo in lockdown, portatelo da casa, facile no?!

Le giornate erano strane, un po’ così, pure a lavoro. Con la mascherina, tutti distanziati, con le mani che dopo due giorni, a forza di disinfettarle ogni volta che toccavi qualsiasi cosa, erano piene di tagli, nemmeno facessi il minatore.

Ma continuare a lavorare era quasi l’ unica cosa che facesse pensare alla normalità, a stare a contatto, distanziato chiaramente, con altre persone, e poter parlare con loro, era l’ unico modo per far passare ste giornate che improvvisamente erano diventate eterne.

 

Poi, vabbè, staccavi da lavoro, e che facevi?

Era consentito solo andare a fare la spesa, fare sport, mi raccomando, sempre vicino casa, e portare a spasso i cani, che poverini, pure loro, sennò, i bisogni dove li fanno?

Quindi erano partite le cacce.

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La caccia all’animale domestico, poco importava se era un cane, un gatto, o una tartaruga, l’importante era avere al guinzaglio qualcosa, possibilmente di reale, vivente, da usare come lasciapassare qualora qualche volante della polizia ti fermasse. Poi lasciamo stare che qualcuno ha estremizzato il concetto, iniziando a portare a spasso i peluche. Alla fine, tanto, chi se ne accorge?!

Dopo la passeggiata, partivano le videochiamate di gruppo, che poi, quelle a qualche parente dovremmo farla più spesso, non solo quando c’è il lockdown.

 

Che fai, che non fai, alla fine vai a scoprire, che erano improvvisamente diventati tutti chef, o panettieri.

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Si sfornavano pagnotte come se piovesse, costringendo, gli aspiranti masterchef, a comprare surgelatori perché non si sapeva più dove mettere tutto sto pane.

Il bene più ricercato, improvvisamente, in quei giorni, tra gli scaffali dei supermercati, era sto benedetto lievito.

Era partita la caccia al panetto, che dentro sinceramente, ancora non ho capito cosa ci sia.

Assieme all’Amuchina, le mascherine ed i guanti, era diventato l’oro del momento, nessuno che ce l’aveva, e i pochi fortunati possessori, quasi quasi, se lo rivendevano facendo partire su vari siti, aste online da capogiro.

Era solo l’ inizio, ma già sto lockdown, ci stava facendo andare fuori di testa.

Per fortuna che io non partecipavo a queste aste, non cucinando, e cercando di stare attento a mangiare, evitando proprio il pane.

Poi c’è stata la doppia faccia della pandemia, gente che ha preso 20kg perché secondo loro, l’unica cosa da fare era mangiare e bere, (mega provviste, da terza guerra mondiale, ai supermercati) mentre c’è stato anche chi, ne ha approfittato, avendo più tempo libero del solito, per rimettersi in forma e, ne è uscito decisamente migliorato, fisicamente e mentalmente.

Le giornate le passavo, come dicevo, a portare a spasso il mio cane, sette, otto volte al giorno, roba che appena lo chiamavo in casa, invece di venirmi in contro scodinzolando, felice, cercava il posto più buio della casa dove nascondersi. Era esausto delle passeggiate. E allora cambiavo programma, e andavo a correre, a camminare, a fare sport.

 

Pensiero leggero di un anno pesante

Questa è una delle immagini più significative, sembra quasi lo sbarco su Marte, l’avvistamento di un Marziano…

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Per fortuna, o sfortuna, vallo a capire, i primi mesi di lockdown, sono coincisi con giornate bellissime, un sole perenne, temperature calde, che spettacolo.

Da che ho memoria io, una Pasqua così splendente non c’ è mai stata, sò vent’anni che a Pasquetta piove…

E allora appena potevo, mi mettevo a prendere il sole. Tra mille paure, perché sembrava quasi che non si potesse fare, con droni che sorvolavano le nostre teste, con servizi televisivi che riprendevano persone scappare dalla polizia sulle spiagge di tutta Italia, manco avessero fatto una rapina.

Però con quel sole che fai, stai a casa? Alla fine sto fuori al terrazzo, da solo, non faccio male a nessuno. E poi, al massimo, corro, scappo pure io, tanto sono allenato!

Verso le 18, immancabile, partiva l’inno di Mameli, perché siamo tutti patrioti, e uniti ne usciremo più forti di prima.

 

 

E chi di noi non ha esposto lo striscione con scritto “andrà tutto bene”?

Se non canti e non c’hai lo striscione non sei nessuno.

 

Pensiero leggero di un anno pesante

E così, marzo, aprile, passarono, e le restrizioni, con le persone chiuse in casa, sembrava stessero portando dei risultati positivi, con i contagi che scendevano, e complice il caldo, il virus, era meno aggressivo.

Si stava tornando lentamente alla normalità, e con le dovute accortezze, e la giusta attenzione, piano piano, riaprivano bar, ristoranti, locali, discoteche e finalmente si poteva andare al mare senza essere ripresi da televisioni, o rincorsi dalla polizia.

Le prime uscite al parco, con gli amici, a fare sport e passeggiate, in luoghi aperti, grandi, per evitare assembramenti.

Sono, e siamo, sempre stati  molto ligi, perché percepivamo realmente la pericolosità del virus, che inevitabilmente, direttamente e indirettamente, ci aveva toccato un po’ tutti.

Le giornate, tornavano ad essere meno eterne, più piene, di quelle cose che prima davamo per scontate, e che in quel periodo, eravamo tornati ad apprezzare, dandogli il giusto valore.

La mattina a lavoro, poi a fare sport in compagnia, o al mare, e poi la sera a bere qualcosa.

Il piacere di tornare a stare con gli amici, a vivere momenti spensierati, che ci aiutavano a mettere alle spalle, i difficili mesi passati.

 

L’ estate, e che bella estate, stava scivolando via, il mio Pensiero leggero di un anno pesante

Ma poi, a settembre, verso la fine del mese, le temperature stavano pian piano scendendo, e i postumi di un’ estate “libera” aveva creato nuovamente un’ impennata dei contagi.

Si tornava a subire la paura del virus, e le restrizioni, che alternate dai colori assegnati alle varie regioni, ci facevano ricordare i difficili mesi di marzo e aprile.

Ma niente paura, nessun allarmismo, il virus è sotto controllo, ormai gli ospedali hanno capito come curarlo, e poi stanno pure facendo il vaccino.

In televisione, avvisano, che queste precauzioni, ci daranno modo di passare un Natale normale.

E vabbè, allora, se lo dicono loro, crediamoci. Stiamo a casa, stiamo attenti, facciamo i bravi, così a Natale stiamo in famiglia.

Ma la realtà è che non siamo fatti per stare in “prigione”, ed ogni qualvolta ne abbiamo avuto la possibilità siamo usciti, inevitabilmente, creando caos, e pericolo.

Così a Natale, qualche giorno giallo, qualcuno arancione, qualcuno rosso, tanto per semplificare le cose, gira che ti rigira, siamo stati di nuovo chiusi in casa. Massimo un parente alla volta può venire a trovarci, ma può fare avanti e dietro una, due volte, ancora non l’ ho capito. Vabbè me ne sto a casa, mi risparmio i soldi dei regali e ciaone.

Solo che a differenza di marzo e aprile che faceva caldo, e quindi qualcosa da fare lo trovavi, a dicembre, con le giornate corte, buie, fredde, la pioggia, e che facciamo a casa?

Lo sai che ti dico, mi do al bricolage, vado a comprare qualche vernice, pitturo, riparo, e che altro mi posso inventare?

Niente, io che posso, me ne vado a lavoro. Che bello lavorare a Natale, Capodanno, Befana. Wow. Era proprio così che sognavo di passare ste feste.

Vabbè non ci lamentiamo, stiamo bene, i nostri amici, parenti stanno bene, e adesso questo è quello che conta. Stanno iniziando a somministrare i vaccini, così il prossimo anno il Natale ce lo facciamo doppio.

E gennaio, tra una cosa e un’ altra è passato. Ed è passato anche febbraio.

Eccoci a marzo.

Da paura, stanno vaccinando a tappeto, così per l’estate, speriamo, saremo tutti vaccinati, e allora lentamente torneremo alla normalità.

Si, magari.

Vaccinazioni sospese.

Pasqua in lockdown.

No, non sto ricominciando il racconto.

Ad oggi sembra essere cambiato poco o nulla.

Ma stiamo sereni, fiduciosi, perché se ci pensiamo bene, quest’anno ci ha dato modo di conoscerci meglio, dentro noi stessi, di rallentare i ritmi, di crescere, con tante sofferenze, di salute, e per molti, di lavoro. Ma ha anche creato opportunità, e ci ha fatto capire, che in qualche modo, con la forza, la voglia, e l’intelligenza, ne usciamo sempre, alla grande, e da vincitori.

Vabbè, nel frattempo io la prima dose del vaccino me la sono fatta. Speriamo di arrivare alla seconda.

Vi faccio sapere!

Voi che ne pensate? Se volete lasciate un commento proprio qui sotto!!

Alla prox!

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